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Cooperativa di Bessimo
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30° Anniversario della Cooperativa di Bessimo (1976-2006)
   
 

La nostra prima comunità è stata aperta il 29 agosto 1976 da don Redento Tignonsini, sacerdote bresciano rientrato da sette anni di missione africana, in una casa della parrocchia di Bessimo di Rogno (BG), piccolo comune all'inizio della Valle Camonica da cui la Cooperativa ha preso il nome.
La comunità, rivolta inizialmente all'emarginazione giovanile e adulta, si è col tempo indirizzata verso il fenomeno della tossicodipendenza, che prendeva piede in quegli anni nel territorio bresciano.
Nel 1979 si è quindi costituita la Cooperativa Sociale di Bessimo, che a partire dal 1982, con l'apertura della comunità di Rogno, ha sviluppato la rete delle comunità e dei servizi presenti suiterritori delle provincie di Brescia, Bergamo e Cremona.
Quest'anno festeggiamo quindi trent'anni dall'inizio della nostra attività.

Di seguito riportiamo l'articolo del Giornale di Brescia del 3 Giugno 2006 relativo all'Assemblea dei Soci del 26 maggio 2006.

 
 

dal: 

Undici comunità terapeutiche residenziali sparse nella nostra provincia; più di 500 utenti, ai quali viene data accoglienza ogni anno; 136 operatori specializzati che giornalmente prestano assistenza a tossicodipendenti, emarginati, sieropositivi.
Don Redento ascolta con attenzione. Il suo cuore si allarga, lo sguardo s'illumina ogni qualvolta vengono elencati i risultati raggiunti dalla «sua» Cooperativa. Don Redento Tignonsini oggi ha 73 anni e solo da 3 non è più alla guida della Cooperativa di Bessimo . Ma non ha voluto mancare l'appuntamento con l'annuale assemblea dei soci della Cooperativa sociale di Bessimo , che lo scorso 26 maggio a Boario Terme ha approvato il bilancio dell'attività economica e sociale del 2005.
Era il 1976, don Redento era da poco rientrato in Italia dopo una missione di sette anni in Africa. Il 29 agosto, in una casa della parrocchia di Bessimo di Rogno, il sacerdote camuno apriva la prima comunità di accoglienza per giovani emarginati. Nel corso degli anni quell'esperienza ha fatto molta strada, individuando nella tossicodipendenza giovanile, che in quegli anni prendeva piede nel territorio camuno-sebino, una vera piaga da combattere. Sotto la guida di don Redento le comunità si sono moltiplicate: alla casa di Bessimo sono seguite quelle di Rogno e poi a ruota le altre sparse sui territori di Brescia, Bergamo e Cremona. Oggi la Cooperativa sociale di Bessimo - che aderisce al coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza che riunisce più di 200 associazioni in Italia -, gestisce undici comunità terapeutiche residenziali, di cui tre con servizio di pronto intervento, un servizio residenziale per il reinserimento e tre servizi di supporto. Ai fiori all'occhiello di Bessimo e Rogno si sono aggiunti quelli di Capo di Ponte, Cividate, Paitone, Pudiano di Orzinuovi, Manerbio, Pontevico, Gottolengo, Adro e Gabbioneta. Nelle diverse sedi prestano servizio continuativo 134 persone,di cui 104 rivolte all'intervento pazienti - ci spiega Giacomo Lazzari, da poco più di sei mesi presidente della Cooperativa sociale di Bessimo -, corrispondenti all'incirca a 193 presenze giornaliere, mentre dal 1976 ad oggi sono stati realizzati più di 5.400 programmi terapeutici residenziali individualizzati che hanno interessato oltre 3.900 tossicodipendenti. Inoltre la cooperativa gestisce dal 1994 tre servizi di prossimità rivolti a persone tossicodipendenti attivi in un'ottica di miglioramento dellaqualità della vita nelle città di Brescia, Cremona e Bergamo».
Un'utenza eterogenea anche per luogo di provenienza, il cui bacino comprende 70 Sert delle Asl lombarde e oltre 90 Sert delle regioni Emilia Romagna, Friuli, Luguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Trentino. Sono quasi quattrocento i lombardi di cui le strutture della Cooperativa si prendono cura, provenienti nella maggioranza dalla provincia di Brescia, di Milano, ma anche da Bergamo, Cremona, Varese, Como, Pavia, Lecco. Una settantina invece i piemontesi, 12 i veneti, una decina gli utenti del Trentino. «La Cooperativa di Bessimo non si limita all'intervento riabilitativo e al mantenimento con vitto e alloggio: ai soggetti in condizioni di difficoltà economiche vengono forniti abiti e altro per le necessità di tipo assistenziale».
Una cooperativa in salute ed in espansione, dove il «prodotto» è il sostegno a chi si trova in situazioni di bisogno. Numeri che assumono un valore sociale altissimo e che ogni anno si traducono in sterili dati di bilancio che non riescono a rendere l'idea del prezioso contributo che viene dato alla società. «La grande forza della cooperazione sociale - conclude Lazzari - e della nostra cooperativa non deriva solo dall'aver intuito la necessità di coniugare impresa e solidarietà, conto economico e bene comune, ma dall'aver saputo stare vicina ai problemi, in ascolto dei bisogni, affiancando a interventi tradizionali, nuove modalità d'accoglienza per potersi occupare dei bisogni emergenti e di quelli non ancora espressi.
Questa è sempre stata la sfida raccolta da don Redento e dai soci in trent'anni di lavoro e che spero continui ad accompagnarci ancora per molto tempo».

di Roberto Ragazzi

 
 

Domenica 1° Ottobre 2006 presso l'Oratorio di Manerbio abbiamo festeggiato i 30 anni di attività con tutte le nostre comunità ed i nostri servizi.
Il gruppo danza dei ragazzi di Piancamuno si è esibito in una performances che ha coinvolto tutti i partecipanti.
inoltre il gruppo musicale "Ala Bianca" ha allietato il pomeriggio con un concerto tributo ai Nomadi.
Di seguito, alcune foto della giornata.

(clicca sulle miniature per ingrandire)

   
 
 

Lettera del fondatore Don Redento Tignonsini per il trentennale della Cooperativa:

Alla Cooperativa di Bessimo
A tutti un forte abbraccio, con affetto.

Alla fine della vostra vita (ci dicevano papà e mamma, con le parole e con l?esempio), vi resterà solo il bene che avete fatto a chi è nel bisogno? E così, con impegno e tanti difetti, dieci anni di Parrocchia, sette anni con i nomadi nel deserto dell'Africa.
E' trent'anni fa,quando per i tossicodipendenti c'erano solo disprezzo, paure e condanne, fu messo nel cuore di pochi un seme: il seme dell'accoglienza. Molti i contrari, molti gli increduli, e ai molti che temevano un fallimento veniva risposto: Il seme gettato è già più grande del seminatore e, se viene da Dio, diventerà, come dice il Vangelo, un albero accogliente per molti; se fosse solo opera d'uomo, morirà in breve tempo.
E ...cosi il seme germogliò ed oggi è un albero grande e ben consolidato.
A me la gioia di ammirarlo e la voglia, che chiedo anche a tutti voi, di ringraziare il Signore.
Ancora adesso, ogni sera, guardo a mezza Italia e sui tetti delle case vedo tante lucine brillanti.
Sono i tanti "ragazzi" che hanno sostato sui rami di quest'albero e che hanno imparato la vera libertà della Vita.
Al "Vecio", terminato il suo servizio, non resta che starsene a trepidare per tutti voi e, nella trepidazione, a pregare e benedirvi tutti con abbraccio paterno.

Ancora Vostro Don Redento

1 ottobre 2006

 
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