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Speciale CARCERE
Apri "Progetto SPES, dea dell'attesa"
 


 
 

Intervento sperimentale intramurario destinato alla popolazione
detenuta di entrambi gli Istituti Penitenziari Bresciani

 
 

Il testo e le immagini che seguono sono stati riportati da
"Zona 508" il bimestrale degli istituti di pena bresciani
 Il numero 21 di giugno 2008 è scaricabile qui 

 
 

Progetto SPES

Il progetto SPES è un programma molto interessante effettuato dal SERT
nel carcere di Verziano,rivolto a uomini e donne .
Le attività sono:

  • lunedì -- serra per coltivazione (uomini)
  • martedì -- teoria con l'agronomo (uomini e donne)
  • mercoledì -- serra per coltivazione (donne)
  • giovedì -- serra per coltivazione (uomini)

Tutte queste attività vengono coordinate dagli educatori del SERT, Monica e Diego, e dalla psicologa Angela.
Il corso ci permette di trascorrere alcune ore fuori dai soliti argomenti carcerari e ci aiuta ad acculturarci
su temi a cui mai avremmo pensato...Sono molto interessanti e i nostri discorsi possono variare in mille modi.

Questo progetto ci da modo di evadere con i nostri pensieri e ci da l'opportunità di confrontarci
con esperienze tutte di vario genere.
Concludendo con una nostra riflessione, pensiamo ci dovrebbero essere più iniziative di questo genere
perchè aiutano a spaziare con la mente e con l'anima...

James e Francesca             

 
 

Progetto "SPES - La Dea dell'attesa"

La cooperativa di Bessimo, da anni impegnata nel sostegno di soggetti tossicodipendenti detenuti e in esecuzione penale esterna presso le loro strutture residenziali, ha attivato nel mese di febbraio 2008 il “Progetto Spes”, un intervento sperimentale intramurario destinato alla popolazione detenuta di entrambi gli Istituti Penitenziari bresciani.

Finalità della cooperativa di Bessimo è stata quella di offrire, all’interno del carcere, uno spazio alternativo alla cella svolgendo attività che aiutino ad affinare le capacità relazionali. Con tale progetto si è voluto dar risposta all’esigenza di riempire il tempo vuoto che le persone tossicodipendenti vivono in attesa di un programma alternativo.

Per meglio conoscere l’attività svolta all’interno degli Istituti di Canton Mombello e Verziano ho fatto due chiacchiere con uno degli operatori che hanno partecipato attivamente alla realizzazione del progetto, Diego Baronio.

L’equipe operativa, oltre alla coordinatrice Gabriella Ferabola e al supervisore Carlo Alberto Romano, è composta da 4 operatori (Diego, Erika, Angela e Alessandra) che si sono alternati fra Canton Mombello e Verziano, garantendo comunque la presenza fissa di 2 educatori per volta.

Nella Casa Circondariale cittadina il progetto si sviluppa su tre mattinate (Lunedì, Mercoledì, Giovedì) e un pomeriggio (Venerdì) alla settimana. Le mattinate sono dedicate soprattutto a gruppi di discussione su tematiche legate alla vita in carcere, durante le quali l’accesso alla biblioteca ha facilitato i momenti di confronto successivi alla lettura di libri e riviste, proprio perché il contesto in cui si svolgono gli incontri è quello di un ambiente spazioso e luminoso, in cui percepire una qualche forma di “normalità”.
Molti detenuti hanno poi usufruito direttamente anche dei servizi bibliotecari.

Nel mese di maggio ha avuto inizio, su proposta dei detenuti, un corso di computer con l’ausilio di una persona esterna che il giovedì entrava a far lezione.
Il mercoledì mattina è inoltre prevista la proiezione di un film. La scelta, fatta dai partecipanti al progetto , riguarda due diversi filoni:

  • Ridere per ridere ( genere commedia/umoristico);
  • A tema ( a seconda delle proposte).

Alla fine della proiezione si vengono a creare momenti di informalità in cui si discute sul rimando che il film ha dato ai detenuti.

Un altro importante momento è quello del Venerdì pomeriggio in cui si svolgono attività ludico/sportive in palestra. L’importanza di questa attività fisica è data soprattutto dall’incidenza che essa ha come valvola di sfogo dal punto di vista psicofisico.

La partecipazione attiva dei detenuti alla fase di sistemazione e personalizzazione degli ambienti in cui si svolgono gli incontri è stato uno strumento educativo per far sviluppare valori quali la costanza, la collaborazione e la disponibilità, facilitando l’attivazione delle capacità lavorative e creative di ciascuno di essi.

La presa di coscienza di tali valori, oltre naturalmente a quelli dell’onesta e della dignità, ha caratterizzato anche l’attività svoltasi nella Casa di Reclusione di Verziano. Alla realizzazione del progetto hanno preso parte sia uomini che donne.

I lunedì e i giovedì pomeriggio sono dedicati alla cura dell’orto e del giardino svolta solo dagli uomini; lo stesso avviene il mercoledì pomeriggio con il gruppo delle ragazze.
Uno spazio molto importante e motivante è quello del martedì mattina in cui i due gruppi si incontrano dando vita ad un momento di confronto e di condivisione su tematiche e argomenti vari.

In aprile si è avuta la collaborazione di un agronomo che ha tenuto alcune lezioni riguardanti le tecniche di floro/orticoltura.

I momenti trascorsi all’aperto riscuotono grande successo in quanto consentono di svolgere un’attività fisica in uno spazio verde, permettendo di estraniarsi dalla condizione di persona reclusa.

La soddisfazione dei detenuti coinvolti nel progetto è stata riscontrata non solo grazie alle attestazioni verbali, ma anche dalla costante e attiva partecipazione e presenza dei ragazzi/e.
Un’ulteriore nota positiva è che per tutte le attività svolte in entrambi gli Istituti di pena cittadini ci sia stata una buona collaborazione con l’Amministrazione Penitanziaria, l’Area Educativa e gli Agenti di Polizia Penitenziaria.

Durante questo percorso si è aderito ad un’interessante iniziativa quale quella svoltasi il 10 e 11 maggio a Manerbio dal titolo “Se son rose fioriranno”. Per questa occasione i ragazzi di Canton Mombello hanno dipinto i vasi nei quali i ragazzi e le ragazze di Verziano hanno invasato le rose da mettere in vendita.

Il ricavato di queste due giornate è stato devoluto, su richiesta dei detenuti, all’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma onlus.

L’importanza di questa partecipazione è data dalla dimostrazione che anche tramite un fiore si può cercare di ricucire la frattura creatasi fra la popolazione carceraria e la comunità esterna.

Paola e Diego             

 
 


 
 

Se le rose fioriranno...

Quest’anno è partito un nuovo corso molto interessante. Il suo nome è SPES…ed è un corso orientato al sociale che offre ai tossicodipendenti principalmente, ma poi è esteso a tutti, uno spazio alternativo alla cella.
L’idea l’hanno avuta per questo motivo, ed ha interessato sia Canton Mombello che Verziano, anche in seguito a vari incontri che hanno portato alla riapertura della serra con grande complicità di tutti gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano.

Al corso partecipano uomini e donne e consiste in un gruppo misto che, una volta a settimana, si riunisce per condividere momenti insieme leggendo il giornale, commentando le notizie, guardando un film per parlarne poi insieme o raccontandoci oltre ai vari lavori nel senso che facciamo separati alcuni sprazzi di vita che poi decidiamo di condividere.
Oltre a noi sono presenti due educatori ed un terapeuta: Dott. Diego , Dott.ssa Angela Laffranchi e Dott.ssa Monica .

Con il gruppo Spes abbiamo partecipato alla manifestazione che si è tenuta a Manerbio “Se le Rose fioriranno” dove sono state vendute con vasi colorati fatti da Verziano e Canton Mombello i cui proventi sono destinati all’Associazione per le leucemie per partecipare anche noi detenuti alle difficoltà di altri. Un piccolo gesto di solidarietà che ci fa sentire parte più attiva della nostra società.

 

Questo corso è per noi un momento di grande intensità perché, anche con l’aiuto degli operatori, affrontiamo la carcerazione in un modo più costruttivo ed impariamo ad amare la natura che, in effetti, ti insegna tantissimo e ti riempie di soddisfazioni.
Ringraziamo la Direzione, l’educatrice e gli agenti che hanno permesso lo svolgimento di questa attività.

 
 


 
 

Intervista ad Angela

1. Da cosa è partita l’ idea di fare questo progetto in carcere?
Il desiderio di approfondire la tematica della detenzione di persone che usavano sostanze stupefacenti prima dell’ arresto.

2. Cosa ti spinge a fare questo lavoro?
L’ interesse per la relazione interpersonale cercando di mettere al centro la persona.

3. Cosa rimane nei tuoi pensieri andando via da Verziano?
La relazione con i detenuti mi arricchisce soprattutto perché si tratta di un’ esperienza intensa emotivamente.

4. Quando è iniziato questo progetto e quando finirà?
Il progetto è iniziato a Febbraio e finirà a metà Luglio.

5. Rispetto agli obiettivi che vi eravate prefissati, come pensi che sta andando questo progetto?
E’ un continuo tendere agli obiettivi rispetto ad alcuni ostacoli oggettivi che ho incontrato. Mi auguro che diventi un progetto pilota, cioè possa continuare ed evolvere per poter migliorare dal punto di vista dell’ intervento nella continua ricerca del senso e significato.

Fra (Folleta 83)     

 
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